Varsavia

Varsavia, risorta dalle sue ceneri

Ho sottovalutato la città di Varsavia, abbinando la sua visita ad un viaggio in Polonia che sognavo da tempo, ossia alla visita della cittadina di Cracovia, del campo di concentramento di Auschwitz e delle miniere di sale di Wieliczka. Sottovalutata perchè non era tra le mete che più desideravo visitare e ne ho approfittato abbinandola a Cracovia nel novembre 2014, che invece desideravo vedere da parecchi anni. Ho sempre sentito parlare molto bene di quest’ultima, anche a me è piaciuta tantissimo, una sorta di Praga in miniatura, se si può fare un paragone.

E io amo molto Praga. Sottovalutata perchè per tutto quello che le è successo, per tutto quello che hanno dovuto subire i suoi abitanti e per il modo in cui oggi si sono rialzati, merita di essere visitata. Varsavia è una città immensa, con molte cose da vedere, ma dispersiva perchè esse sono dislocate distanti fra loro e ci vorrebbero parecchi giorni per visitarla tutta e averne un’idea completa, nelle sue sfaccettature.

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Scorcio romantico di Varsavia

La parte storica della Città Vecchia non è molto antica: purtroppo Varsavia è stata rasa al suolo per l’84% durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, quello che si può vedere oggi è dunque una ricostruzione, che lascia a bocca aperta perchè è stata compiuta minuziosamente nei particolari, le case sono state ricostruite esattamente come apparivano nelle foto prima della guerra ed infatti girando in città si possono ammirare alcune foto della città prima e dopo, completamente distrutta. Per questa ricostruzione e per la perseveranza dei suoi abitanti, rappresenta un luogo unico al mondo ed è stato iscritto al patrimonio mondiale dell’umanità Unesco.

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La Città Vecchia di sera

Il centro storico va dalla Piazza del Castello fino alla Piazza del Mercato e alle mura del Barbacane, torre difensiva, che delimitano la Stare Miasto, cioè la Città Vecchia, dalla Nowe Miasto, la Città Nuova (da non confondere con la parte moderna). Nella Città Nuova si trova la Cittadella, una fortezza con panorama sulla città e sul fiume.

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Il Barbacane e le sue mure

Nella triangolare ed ampia Piazza del Castello si trovano la colonna di Sigismondo, e il Castello Reale anch’esso ricostruito. Si possono visitare gli interni con gli arredi originali che si sono salvati dalle bombe, opere d’arte da tutto il mondo e i giardini Kubicki. Era la residenza dei duchi di Masovia, uno dei palazzi più ammirati di tutto il mondo.

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Piazza del Castello

Nella piazza ceniamo in un ottimo ristorante tipico, ma elegante, il Polka Magda Gessler e poco distante, ci prendiamo un ottimo cappuccino con pasticcini da Literatka.

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Accoglienza a Varsavia al Literatka

Il cuore della Città Vecchia è la Piazza del Mercato, riconoscibile dalla statua simbolo della città nel suo centro: la Sirenetta, armata di scudo e spada per difendere la città. La leggenda narra che le sirenette fossero due in origine: una si fermò a Copenaghen, simbolo famoso della capitale danese, l’altra si spinse fino al Golfo di Danzica ed è quella che troviamo a Varsavia (una seconda statua è posta lungo il passeggio davanti al fiume Vistola).

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La Sirenetta di Varsavia

Poco distante dalla Piazza, la Cattedrale di San Giovanni, la Chiesa di Nostra Signora della Grazia, patrona di Varsavia, e diverse gallerie d’arte, negozi, palazzi rinascimentali e barocchi. Ci incamminiamo verso il Monumento alla Rivolta di Varsavia, uno dei più importanti della città.

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Nella piazza del Mercato, cuore della Città Vecchia di Varsavia, con la Sirenetta
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Scorci nella Piazza del Mercato di Varsavia
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Monumento alla Rivolta di Varsavia

La Strada Reale è la più antica arteria della città, lunga ben 12 km collegava il Castello Reale fino alla residenza estiva in campagna di Wilanow, diventata col tempo parte della città di Varsavia. La Strada Reale oggi attraversa negozi, ristoranti, palazzi e l’Univesità e noi l’abbiamo percorsa tutta, un po’ a piedi e un po’ in bus andando a visitare la residenza di Wilanow.

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Nella Strada Reale a Varsavia arriva il Natale!

Uno dei ristoranti che proviamo nella Strada Reale, nel quale mangiamo alcuni piatti tipici della cucina polacca, è Dawne Smaki: ottimi i pierogi (i tipici ravioli ripieni di diverso tipo, si può scegliere tra carni, pesce, verdure e sono di diverse dimensioni, a seconda del ristorante) e i tortini di patate polacchi, con panna acida, salmone e caviale.

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Pierogi grandi e fritti, ripieni di formaggio e patate

Altre pietanze rappresentative della Polonia, sono la tartare di carne con uovo crudo, senape, olio di oliva, come avevo assaggiato anche a Praga, e la carne di anatra. Come dolci, non ci facciamo mancare la torta di mele, ma ci sono anche diversi waffles e i bomboloni ripieni di marmellata di rose, oltre agli ottimi gelati. Un dolce che ho trovato spesso, è il tortino con cuore di cioccolato caldo, presente spesso anche in Italia.

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Un ristorante tipico polacco (il Polska)

La cucina polacca è molto sostanziosa, a noi è piaciuta molto, dominano le zuppe e le carni (dallo stufato allo stinco di maiale, dalla cotoletta all’anatra) accompagnate da barbabietole, cavoli, funghi, panna acida o patate. I ristoranti hanno la cucina aperta tutto il giorno, infatti si può mangiare a qualsiasi ora, alle 16 c’era chi ancora pranzava e alle 18 chi si recava già a cena.

Questo ci ha permesso di provare più posti durante il giorno, aiutati dai prezzi molto più economici rispetto ai nostri e dalla nostra passione per il cibo. Le ottime birre hanno soppiantato la vodka, più popolare nei tempi passati del socialismo.

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Una tarte flambè come dolce: una sorta di pizza golosa, con mele e cannella
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Una zuppa con la zucca

Oltre ai ristoranti, ci sono diversi bar e caffetterie concepite in modo diverso da quello che conosciamo noi: non sono solo luoghi per bere qualcosa, ma insieme a dolci e caffè vengono serviti ottimi piatti polacchi.

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Una zuppa di barbabietole con pierogi all’interno

La parte moderna invece, vuole essere una sorta di rivincita per questa città e l’intero paese, con svettanti grattacieli, negozi di lusso, ristoranti con cucine di tutto il mondo, ville e parchi bellissimi. La città di Varsavia è infatti una città molto verde, un vero e proprio polmone in piena Europa. I parchi sono tenuti benissimo, con piante e fiori, uccelli, scoiattoli e pavoni che girano liberamente, anatre nei laghetti e palazzi storici, come nello splendido parco Lazienkowski, il più importante della città. In uno abbiamo addirittura trovato degli attrezzi da palestra invece dei classici giochi per bambini, molte persone facevano ginnastica, è una bella idea!

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Il Palazzo sull’Acqua visto dall’anfiteatro

In questo parco è piacevole passeggiare, ci sono animali in libertà, si può dare da mangiare agli scoiattolini e visitare il Palazzo sull’Acqua (Palac na Wispye), oltre al Belvedere, la statua di Chopin, l’anfiteatro dove vengono organizzati concerti estivi e un bellissimo ristorante nel centro. Qui si trovano anche il tempio di Diana, diverse mostre d’arte e un Giardino botanico.

Importante anche il Giardino Sassone, parco tra i più belli della città, dove si trova la Tomba del Milite Ignoto.

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Al Parco Lazienkowski
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Sta nascendo una nuova amicizia?

Nel centro della città moderna si trova il Palazzo della Cultura e della Scienza, con una terrazza panoramica dalla cui cima si gode di una vista sulla città, destinato sempre più a diventare un fulcro di mostre e organizzazioni non solo per turisti, eppure non è molto amato dai cittadini, poichè è stato voluto da Stalin nel 1950 come “regalo” alla Polonia.

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Palazzo della Cultura e della Scienza

Non piace per diversi motivi, dalla forma che ricorda lo stile socialista al fatto che fu voluto da Stalin, colui che aiutò Hitler nella crudele politica polacca formata da omicidi, che fa della Polonia uno dei paesi maggiormente colpiti dal conflitto mondiale. Non dimentichiamo che Varsavia e l’intera Polonia hanno sofferto duramente durante il secondo conflitto mondiale, prima ad opera dei fascisti e in seguito da parte dei sovietici. Il suo grande orologio è il più alto del mondo. Intorno sorgono i più importanti alberghi della città e i negozi e ristoranti alla moda. Noi soggiornavamo all’Hampton by Hilton, collocato quasi di fronte al Palazzo. Nei dintorni, la stazione centrale con un enorme centro commerciale, qui ceniamo da Zlota Kaczka, tipica cucina polacca, e al Planet Sushi (cucina giapponese).

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Dalla cima del Palazzo della Cultura e della Scienza, vista serale su Varsavia

Una parte fondamentale della città, che possiamo localizzare all’incirca tra la parte vecchia e quella nuova, è Muranow, il quartiere ebraico, che prende il nome dall’isola di Murano a Venezia. Qui prima della seconda guerra mondiale abitava la più grande comunità ebrea al mondo, seconda solo a quella di New York.

I nazisti crearono un muro alto 3 metri per isolare la popolazione ebraica dal resto della città e del mondo, e costruito il Grande Ghetto. Rimane solo una piccola parte di muro, che abbiamo faticato a trovare, all’interno di un cortile di una casa privata, tra via Sienna e via Zlota (il termine via è indicato come “ulica”). Un altro tratto si trova in ulica Walicow.

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Da cercare accuratamente, ciò che resta del Muro del Ghetto di Varsavia

Su 380.000 persone ne sopravvissero circa 50.000, che il 19 aprile del 1943 si ribellarono e diedero vita a una rivolta contro i nazisti, finchè purtroppo gli aerei nazisti non rasero al suolo anche il Ghetto. Il Monumento di Umschlagplatz segna il punto di partenza per il campo di concentramento di Treblinka, dove gli ebrei giungevano ammassati in carri da bestiame nel numero di 7 mila persone al giorno ed è stato costruito a ricordo delle vittime.

Non si può andare a Varsavia e non visitare il cimitero ebraico più grande e importante d’Europa, con 150.000 lapidi (ho visitato anche quello più piccolino di Cracovia e quello di Praga, che è il secondo più importante) e ricordare quante sofferenza e quante ingiustizia hanno subito, ma anche un giro nella storia degli ebrei, passando per la Sinagoga Nozyc in parte risparmiata dai bombardamenti, al Monumento agli Eroi del Ghetto e una visita al Museo della Storia degli Ebrei polacchi, che persero la vita nella rivolta del 1943. Una curiosità: per la facciata del Monumento agli Eroi del Ghetto è stato utilizzato il granito svedese che i nazisti volevano utilizzare per costruire un loro monumento. La sera ci rechiamo in un ristorante kosher (Tel Aviv) per provare la cucina israeliana: tra le pietanze, la mia preferita è l’hummus a base di ceci, da accompagnare alla pita (pane).

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Monumento agli Eroi del Ghetto
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Cena israeliana nel ristorante kosher Tel Aviv

Dedichiamo una visita anche alle carceri di Pawiak e quartier generale della Gestapo. La prigione è stata costruita come carcere politico nel 1836, divenuto in seguito uno dei simboli del terrore dalla Gestapo quando la trasformarono in prigione politica: qui morirono circa 37.000 persone per mano fascista e la visita è correlata da immagini, foto, oggetti, si effettua il giro delle piccole cellette che spesso contenevano molte più persone di quelle che potevano ospitare. Resta uno dei simboli dell’oppressione di Varsavia eppure uno dei luoghi meno citati e visitati sulle guide turistiche italiane: consiglio di non perderlo.

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La claustrofobica Pawiak

In periferia, visitiamo il palazzo di Wilanow, considerata la reggia di Versailles polacca, per gli splendidi interni e i vasti giardini francesi con fontane. La residenza estiva è un insieme di stili architettonici armoniosi, tra i quali spicca il barocco italiano e se ne possono visitare gli enormi appartamenti. In origine era situata in aperta campagna, oggi è ormai integrata nella città.

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La residenza estiva di Wilanow

Varsavia offre parecchi musei a seconda degli interessi personali, non solo sulla storia degli ebrei e la guerra mondiale, ma anche di arte come il Museo della Collezione Giovanni Paolo II (con opere di Tintoretto, Van Gogh, Rembrandt…), il Museo Archeologico, il Museo Nazionale, il Museo di Maria Curie (la donna scienziato più nota al mondo sepolta al Pantheon di Parigi) o quelli dedicati al suo più illustre cittadino: Chopin.

Noi visitiamo il Centro Scientifico di Copernico, con molte sale interattive in cui partecipare direttamente a giochi ed esperimenti. Molto istruttivo e divertente. Diverse anche le chiese ad ogni angolo, una più bella dell’altra come la Chiesa della Santa Croce, e i palazzi, come il Palazzo Azzurro, che prende il nome dal suo tetto ( il Palac Blekitny) o il monumentale Teatro Grande.

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Monumento al filosofo e scienziato Copernico nella Strada Reale, con i pianeti sul pavimento
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Al Centro Scientifico Copernico: la ruota del criceto!

Dalla parte opposta del fiume Vistola, che divide la città, si trova il quartiere emergente denominato Praga: qui ci sono i locali più innovativi e particolari della città per divertirsi la sera, ma è anche una zona non molto sicura da girare da soli, è meglio visitarla di giorno e utilizzare taxi la sera per andare nel ristorante prescelto, senza avventurarsi nei luoghi meno sicuri che, non essendo abitanti della zona, come turisti non possiamo conoscere.

Questi sono i consigli che ho trovato nella guida e che ci hanno confermato gli stessi polacchi. A parte i locali, che comunque si trovano in tutte le zone di Varsavia, il quartiere Praga non mostra particolari interessi turistici da spingere fino ad esso, ma può essere interessante vederlo per cogliere un altro aspetto di Varsavia. Questa zona non è stata bombardata e sta diventando una delle più interessanti dal punto di vista alternativo, dei locali e degli artisti. Qui si può anche salire su un pallone aereostatico e godere di una vista impagabile sulla città, la mongolfiera è agganciata ad alcune funi.

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Davanti al monumento dedicato al compositore polacco Chopin

Varsavia è stata distrutta diverse volte durante le guerre, fino all’ultima devastante guerra mondiale in cui la Polonia in generale è stata colpita in ogni suo angolo. La città oggi è risorta dalle sue ceneri e si percepisce chiaramente che ambisce a riprendersi il posto che le spetta di diritto in Europa: tra le capitali più ricche di storia e palazzi, cultura e modernità.

La città è rinata a nuova vita, grazie alla sua popolazione, che l’ha amata: sembra impossibile pensare che pochi decenni fa, dove adesso mi sono divertita tra belle vie e ristoranti, vi erano solo cumuli di macerie. Visitare la Polonia significa addentrarsi nelle due realtà che l’hanno coinvolta: sia quella tragica, che quella più modaiola che troviamo oggi.

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Varsavia: Piazza del Mercato e la Sirenetta

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