Rapa Nui

La terra del mistero: Rapa Nui, l’Isola di Pasqua

Rapa Nui
I Moai dell’Isola di Pasqua

Sono stata in un posto nel mondo dove regna il mistero, dove ogni altra terra emersa dista migliaia di km, dove superbi cavalli corrono liberi nelle campagne ma anche nelle strade dei paesi, dove la gente ti accoglie con un sorriso e il turismo è limitato a poche migliaia di persone all’anno, dove enormi statue sorvegliano da secoli mare e terra. Non sono mai stata così lontana da casa, non sono mai stata così vicina alle origini.

Rapa Nui
I cavalli a Rapa Nui, simbolo di libertà
Rapa Nui
Panorami selvaggi
Isola di Pasqua
Un posto unico al mondo ( Ahu Tahai)

Meta sognata fin da bambini, decidiamo con il viaggio di nozze di concederci l’Isola di Pasqua, così chiamata perchè scoperta il giorno di Pasqua del 1722. Ne approfittiamo per visitare un paio di giorni la capitale cilena Santiago, visto che per arrivare sull’isola si deve fare scalo in questa città, e dopo aver riposato dal lungo volo intercontinentale, proseguiamo per l’isola, altre 6 ore di volo.

Per raggiungere questa sperduta isola in mezzo all’Oceano Pacifico, ci sono collegamenti da Santiago solo due volte a settimana, la domenica e il mercoledì e il suo aereoporto è uno dei più piccoli al mondo, collegato anche a Papeete, nella Polinesia Francese (dove proseguiremo il viaggio, per terminarlo alle Isole Cook).

Rapa Nui
Abitanti di Rapa Nui
Rapa Nui
Dopo lo spettacolo di danze tipiche

Il nome polinesiano è Rapa Nui, l’isola intera è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco ed appartiene al Cile, è un museo all’aperto con numerosi siti archeologici e gli enormi monoliti sparsi per tutta l’isola che le fanno la guardia si chiamano Moai. I polinesiani che abitano l’isola vivono di agricoltura e ormai anche di turismo. Noi la visitiamo nel giugno 2010, il clima è piacevole, fresco e ci fermiamo quasi una settimana. Veniamo accolti dalle classiche ghirlande di fiori polinesiani e dal tipico saluto: Iorana!

Rapa Nui
Mi addentro nella caverna con una pila, da vera esploratrice…

Visitiamo il villaggio cerimoniale di Orongo, sulla cima del vulcano Ranu Kau, dove si teneva la sfida dell’uomo uccello, il cui vincitore diventava capo spirituale per un anno accanto al re ed era rappresentato da pietre scolpite.

La sfida consisteva nel tuffarsi dall’alta cima del vulcano, arrivare a nuoto sull’isolotto davanti, attraverso gli squali, prendere un uovo deposto e portarlo al sacerdote che aspettava sul luogo della partenza. Qui si trovano anche diverse case circolari, costruite con lastre di pietra.

Rapa Nui
Da qui si lanciavano i guerrieri per la gara dell’uomo-uccello
Isola di Pasqua
Gli abitanti di Rapa Nui saranno stati così anche secoli fa?

Nella grotta di Anu Kai Tangata possiamo vedere le pareti dipinte con uccelli rossi e l’uovo prezioso che era al centro di questa gara. Questo culto iniziò parecchio tempo dopo la costruzione dei Moai, probabilmente da altre popolazioni dell’isola. Andiamo ad Ahu Te Pito Kura, dove ci sediamo intorno ad una pietra che sarebbe l’ombelico del mondo ed emana energia positiva… questa era la credenza delle tribù che vivevano qui.

Rapa Nui
L’ombelico del mondo

I Moai venivano scolpiti quasi tutti nella cava di pietra Rano Raraku, alti anche oltre i 10 metri e pesanti tonnellate, trasportati poi con delle corde probabilmente stesi su rulli. Non tutti arrivarono a destinazione, ci volevano infatti molto tempo e molti uomini per trasportarli e qualcuno lo si può trovare rotto e abbandonato in giro per l’ isola.

Alcuni sono rimasti incompleti, come il più grande lungo 21 metri, altri sono stati distrutti successivamente da altri indigeni ( come Ahu Vaihu), alcuni hanno il corpo sprofondato e si vede quasi solo l’enorme testa, con gli occhi vuoti (ma un tempo avevano le orbite bianche) e qualcuno porta il cappello rosso sul capo (pukao). In realtà, si tratterebbe di capelli, che all’epoca gli uomini delle tribù portavano di quel colore grazie ad una polvere. I Moai sono posti su piattaforme cerimoniali, gli ahu.

Ancora oggi non si conosce il significato di queste enormi statue, se rappresentassero gli dei, o gli antenati, e come mai la produzione fu interrotta bruscamente, come sembra da tutti i Moai rimasti incompleti o abbandonati a Rano Raraku;  potevano essere stati costruiti anche come protezione contro altri popoli provenienti dal mare,  però le statue sono rivolte quasi tutte con gli occhi verso l’interno dell’isola e danno le spalle all’oceano Pacifico.

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Tra i Moai di Rano Raraku
Rapa Nui
La cava di pietra dove venivano lavorati i Moai
Rapa Nui
Rano Raraku
Rapa Nui
Trova l’intruso…

L’ Ahu Akivi è l’unica piattaforma con le statue rivolte verso il Pacifico, altra sua peculiarità è il fatto che fu costruita nell’entroterra mentre di solito i Moai venivano posti in riva al mare e durante gli equinozi, le statue guardano direttamente verso il tramonto: fa pensare che questo ahu avesse importanza astronomica, ma sono solo supposizioni. Facciamo sosta alla spiaggia di Anakena, una delle uniche due sabbiose dell’isola,  che per il resto è caratterizzata da coste rocciose, per vedere i sette moai di Ahu Nau Nau.

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Gli unici Moai rivolti verso il mare sono quelli di Ahu Akivi
Rapa Nui
Alla spiaggia di Anakena

Il più imponente sito è l’Ahu Tongariki, famoso per i suoi 15 Moai allineati. In questa zona, si trova anche l’unico Moai seduto, con il corpo intero, invece che mozzato all’inguine. Visitiamo anche una caverna, con diverse piante di banano e avocado, per capire come si rifugiavano gli abitanti dell’isola, che emozione!

Un altro mistero oltre ai Moai, è la scrittura su tavolette rongorongo, ancora oggi indecifrabili. Quello che si sa su quest’isola è stato tramandato oralmente o con queste tavolette che gli studiosi ancora non sono riusciti a decifrare, per questi motivi non si riesce a risalire alla storia originale.

Probabilmente il popolo che visse qui si autodistrusse, costruendo i Moai e disboscando l’isola per trasportarli, eliminando piante e animali e rimanendo isolato dalle altre terre, l’ Isola di Pasqua dista infatti circa 4000 km dalle coste cilene e altrettante dalla Polinesia Francese. Ma anche in questo non ci sono certezze.

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Tongariki con i suoi 15 Moai… più due!
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Tongariki con i suoi 15 Moai
Moai
Abitanti dell’Isola di Pasqua a Tongariki
Isola di Pasqua
Il Moai seduto Rima Rotu Rotu

Le serate le passiamo ad Hanga Roa, la capitale, l’unico agglomerato urbano dell’isola, vivono qui quasi tutti gli abitanti di Rapa Nui. Andiamo a vedere gli spettacoli di danze polinesiane e maori, simile alla famosa Haka degli All Blacks, e mangiamo benissimo, dalla carne al pesce fresco. Dopo cena, è piacevole passeggiare accompagnati da cavalli in libertà, cani e galline, per questa capitale che è poco più di un paese. Si respirano un silenzio e una libertà che non ho mai provato prima. Questa volta mi trovo davvero dall’ altra parte esatta del mondo.

Rapa Nui
Danze dell’Isola di Pasqua
Rapa Nui
Tipica faccia da Haka Maori
Rapa Nui
Danze polinesiane
Rapa Nui
Diversi costumi per le ragazze

Non sappiamo ancora oggi con certezza come mai la produzione dei Moai fu interrotta bruscamente, cosa accadde ai popoli che li costruirono, se ci fu una rivolta tra tribù o una catastrofe naturale, che origini avevano gli abitanti di questo posto isolato dal resto del mondo, se avessero contatti con altre popolazioni.

L’Isola di Pasqua è la terra più remota e misteriosa in cui io sia stata, uno dei posti più belli che abbia potuto visitare e che resterà sempre nei miei ricordi più belli. Non solo un viaggio, ma una vera esperienza di vita. Abbiamo soggiornato all’hotel Altiplanico, sempre seguiti nei minimi particolari dal tour operator specializzato Exploring Chile, che ha contribuito a rendere questa vacanza e questo posto ancora più speciali.

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Il Moai Ahu Ko Te Riku, come dovevano essere in origine, con gli occhi ed il cappello rosso

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