New York 2009

Il mio 11 settembre 2001

Ricordo benissimo quel bruttissimo 11 settembre del 2001, come se fosse ieri. Iniziavo il secondo anno di università e lavoravo in un bar nel centro della mia città, per qualche giorno durante i mesi estivi. Ero dietro al bancone quando entrò un signore dicendo:

ma avete visto in America, hanno buttato giù le torri gemelle a New York, con degli aerei, non si capisce cosa sia successo, forse un attentato…

Non l’abbiamo preso seriamente, nè io, nè le altre persone presenti, perchè sembrava veramente assurdo che fossero andati giù quei colossi in piena Manhattan e poi perchè? Due aerei addosso ai grattacieli? Sarebbe stata una tragedia, per la quantità di gente presente all’interno… e poi le persone ignare su un aereo, che incubo… e invece era tutto vero… allora la sorpresa, lo stupore, hanno preso il sopravvento, e poi la rabbia, le lacrime… vidi al tg gente che si lanciava nel vuoto per non bruciare viva, pompieri che davano la loro vita per aiutare, gente che osservava in lacrime il proprio mondo spezzarsi… e cambiare per sempre.

Le torri gemelle
Estate 1998: le torri gemelle del World Trade Center

Ero stata a New York per la prima volta a 18 anni, regalone dei miei genitori, il posto che sognavano di più al mondo e che era diventato anche per me un sogno. Hanno preferito mandare me e rinunciare loro. Tre settimane in college in vacanza studio, la terza che facevo al liceo. Una città stupenda, unica al mondo, che ti entra dentro e non finisce mai di stupirti, per quante volte tu possa tornare nella vita. Poteva piacermi o no, è stato amore a prima vista. Ricordo uscendo dal metrò la prima volta, che rimasi a bocca aperta e dopo pochi istanti, partirono i commenti esaltati e gioiosi con le mie amiche diciottenni, come solo a quell’età puoi fare (ridatemela!!!)

Mi sembrava d essere dentro un film, era tutto enorme, coinvolgente, suoni, rumori, luci, grattacieli, gente elegantissima o stranissima, ma sempre cordiale e con la battuta pronte: addirittura entrando da Tiffany ci hanno fatto l’inchino ed era ovvio che un gruppo di liceali italiane, con lo zainetto a spalle e gli shorts, non avrebbe comprato un solitario da tre carati!

In tre settimane avevo avuto modo di conoscerla bene e girare i tanti quartieri. Ero anche salita sulle torri gemelle, dalle quali c’era un bellissimo panorama. Dal battello che porta alla Statua della Libertà, c’era una stupenda visuale dello skyline con le torri che svettavano. Sapevo che sarei tornata ma non avrei mai pensato che sarebbe mancato un pezzo di storia. Quanta gente come me è morta, quanta gente innocente, felice, che andava a lavorare e viveva in uno dei posti più belli del mondo. Quanti turisti come me osservavano la città da lassù, quanta gente su un aereo aveva messo via soldi con tanti sacrifici, per andare nel posto che sognava… Una città che ha sempre accolto tutti fiduciosa e su questa libertà ha sempre contato, nata da popoli vari, città di tutti noi. Casa mia.

New York in inverno
Lo skyline, senza le torri gemelle, nel gennaio 2005

Sono tornata nel 2005, anno in cui è stato presentato il progetto definitivo per la costruzione della nuova Freedom Tower che ora sorge al posto delle torri gemelle, e nel 2009, quando ho iniziato a vedere nel cantiere l’inizio della costruzione. Ora voglio tornare per vederla terminata! L’ America si riprende sempre, perchè è forte, è la patria di tutti, irlandesi, polacchi, messicani, arabi, thailandesi, cinesi, italiani… Sono stata per ora tre volte nella Grande Mela, ogni volta è sempre grandiosa, diversa, inafferrabile, eppure ogni volta, mi sembra di tornare a casa mia. E piango per il mio popolo.

New York 2009
New York nel 2009, al posto delle torri stavano costruendo la Freedom Tower che qui ancora non si vede

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